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Nel nome di questo giovane duo di designers italiani c’è la chiave della loro filosofia creativa. Defacts per prima cosa contiene la parola facts, perché ogni oggetto è un fatto. Poi c’è quel ‘de’ che toglie da una parte in quanto particella privativa e rafforza dall’altra richiamando all’espressione ‘di fatto’, un’ambiguità linguistica che ci invita a giocare con il senso. Ma c’è un ultima finezza, quell’assonanza con la parola inglese: defects, perché i difetti o le mancanze sono il via alla progettazione di oggetti che nessuno ha il coraggio di ripensare. Su tutti il crocifisso GOØD. Perdonate il doppio senso, ma quando si inizia a giocare è difficile smettere.

In the name of this young duo of Italian designers is the key to their creative philosophy.  First of all Defacts contains the word: facts, because every object is a fact. Then there is the particle de’ that on one hand takes away, as it is a privative particle and on the other strengthens, recalling the phrase ‘de facto’, a linguistic ambiguity that invites us to play with meaning.  But there is one last subtlety, that assonance with the English word defects, because defects or deficiencies are the starting point for the design of objects that no one has the courage to rethink. Above all the crucifix GOØD. Forgive the double meaning, but when you start playing it’s hard to stop.